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Employer Branding

Employer Branding: cos’è e come funziona?

L’employer branding è un’attività di marketing che, prendendo spunto dal miglioramento del valore della marca come luogo di lavoro, tende a concorrere al miglioramento della brand awareness e del brand positioning.
Il pubblico di riferimento è composto sia dai dipendenti che dai potenziali candidati (ma, come vedremo, anche dai consumatori).

Oltre a dare al brand la possibilità di reclutare nuove risorse qualificate e promettenti, favorendo il senso di appartenenza e stimolando la loro identificazione, l’employer branding aumenta anche la visibilità dell’azienda nel mercato del lavoro, facendola emergere rispetto ai competitor. 

 

 

Secondo una ricerca di Boston Consulting Group un employer brand forte può ridurre del 50% i costi di assunzione e del 28% il tasso di turn-over (agendo così anche sulla retention dei dipendenti più ambiziosi).

Si tratta quindi di una vera e propria strategia di branding aziendale finalizzata alla valorizzazione della propria marca come luogo di lavoro che ha effetti sugli aspiranti dipendenti e su quelli attuali, e di riflesso anche sulla clientela.


Strategia di employer branding vincente

valori che possono incidere sulla percezione del brand sono diversi:

  • il prestigio della marca,
  • la stabilità finanziaria,
  • le opportunità di carriera e la retribuzione,
  • i valori e la mission aziendale.

Anche i benefit del sistema di welfare aziendale, come ad esempio un asilo nido per i figli dei dipendenti, e il work-life balance (ossia l’equilibrio tra vita professionale e privata) sono determinanti nella scelta di un buon posto di lavoro.

In certi casi anche l’aspetto estetico della sede, dal design dell’ufficio alla posizione geografica, può risultare un aspetto fondamentale per aumentare la soddisfazione dei dipendenti, migliorare la loro produttività e l’immagine del brand.

L’obiettivo finale è sempre quello di costruire un brand forte, riconoscibile e soprattutto desiderabile presso i potenziali talenti candidati, in modo da attrarre i migliori. Invece di vendere un prodotto, si cerca di vendere l’esperienza professionale e la reputazione dell’azienda, per costruire un’immagine che coincida con quella del “posto di lavoro ideale” (Employer of Choice).


Case of study employer branding 

L’attività di employer branding riguarda sia gli HR recruiter del reparto delle risorse umane che i brand manager del reparto marketing. Questo perché offre vantaggi su entrambi i piani, e una strategia di talent acquisition e recruitment branding adeguata richiede anche la comunicazione di tutto il lavoro svolto. Prendiamo esempio dalla comunicazione di employer brand di Starbucks:

 

 

La campagna ha sia lo scopo di far diventare Starbucks un luogo dove le persone hanno voglia di lavorare, sia (e soprattutto) diffondere un’idea positiva del brand anche tra i consumatori.

Rimanendo in casa e parlando di aziende locali, anche ATM (che gestisce il trasporto pubblico a Milano) ha sviluppato una employer identity. Come si legge nella pagina del loro sito sul Welfare Aziendale, ha introdotto laboratori manageriali sulla diversity, ha aperto le porte dei tre nidi aziendali a figli e nipoti dei dipendenti e offre un'integrazione del 30% oltre la quota Inps alle maternità e paternità facoltative.
Sono offerti poi un servizio di counseling, percorsi di formazione, un marketplace dedicato a condizioni vantaggiose e molti altri progetti per il benessere dei dipendenti.


Le classifiche 2018

Universum Global, società svedese leader nell’employer branding, ogni anno redige statistiche sui brand più prestigiosi sotto questo punto di vista.
Per l’Italia la classifica è Most Attractive Employers Italy 2018, secondo la quale (per i giovani professionisti con alle spalle un percorso universitario in economia e un’esperienza lavorativa tra 2 e 12 anni) l’azienda più desiderata del panorama lavorativo italiano è Ferrero (insieme a Google e Apple). Sul podio per la classifica della comunicazione, invece, Mondadori e Rai battono Big G.
Nella top 10 generale ci sono anche Intesa Sanpaolo, UniCredit, Ferrari, Apple, Luxottica, Amazon, Poste Italiane e Bnl.

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