Sharing Economy ed Unione Europea.
In seguito alla crescita vertiginosa del fenomeno dell’economia cosiddetta “collaborativa” e le problematiche socio-economiche ad essa correlate, si è recentemente deciso di creare una regolamentazione apposita.

Servizi come Uber, BlaBlaCar e Airbnb, giusto per citarne alcuni fra i più famosi, hanno infatti dato filo da torcere in questi due ultimi anni ai governi di molti paesi europei.
Basti pensare alle proteste delle associazioni di tassisti contro Uber in Italia, Francia, Portogallo, Spagna e Gran Bretagna.
Ma sono recenti anche le forti critiche riscosse da servizi di home sharing come Airbnb che, secondo molte associazioni di categoria, sarebbero lesivi al mercato delle locazioni immobiliari.
Si tratta di un fenomeno sempre più in voga quello della sharing economy; soltanto nel 2015 infatti ha prodotto in Europa un giro d'affari di oltre 28 miliardi di euro, con ricavi per le piattaforme di gestione dei servizi stimati in 3,6 miliardi di euro.

E le previsioni per i prossimi anni sono assolutamente in crescita, grazie anche all'interesse sempre più ostentato da parte di gruppi economici e finanziari mondiali.
Si pensi, ad esempio, che Uber vale oggi circa 68 miliardi di euro, e che in questi giorni il fondo sovrano dell'Arabia Saudita ha investito nella società ben 3,5 miliardi di dollari.




Il 2 Giugno 2016 la Commissione Europea ha deciso di rilasciare le proprie linee guida per la regolamentazione dei servizi di economia partecipativa nei singoli stati.

Dalla lettura dell'ultimo documento pubblicato dalla Commissione Europea relativo alle linee guida destinate ai 28 stati membri per la regolamentazione del settore traspare la volontà dell’Europa di investire nell’economia del futuro.

I criteri suggeriti non sono vincolanti per i paesi appartenenti all'Unione, si limitano solo ad indicare alcuni principi a cui si dovrebbero ispirare la normazione e l'armonizzazione delle regolamentazioni già esistenti.

Lo sviluppo dell’economia collaborativa pone questioni rilevanti soprattutto sul tema del regime fiscale e della distinzione tra soggetti “professionali” e quelli che “vendono” saltuariamente beni e servizi su piattaforme di sharing economy per arrotondare le proprie entrate.

Nel documento risulta dunque fondamentale l'individuazione di soglie minime di reddito per distinguere gli operatori sporadici dai fornitori professionali.
Ad esempio, il privato che noleggia la propria auto non andrebbe considerato alla pari di una società che possiede un parco-macchine e lo dispensa con continuità tramite i servizi di car sharing.
Inoltre un altro importante punto toccato nel Documento riguarda l’ambito fiscale. Si è deciso di tassare tutte le entrate provenienti da queste nuove forme di economia.
A tal proposito, la Commissione, esorta la partecipazione dei soggetti gestori delle piattaforme ad una piena collaborazione con le autorità fiscali dei singoli stati.
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