Che fine farebbero negozi e supermercati se tutti comprassimo solamente online?

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Cosa accadrebbe se tutti comprassero solamente online?

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24/02/2016
Marketing, Web marketing, Web

L' e-commerce ha conosciuto, negli ultimi anni, un'espansione impressionante, generando un volume di scambi, sia in termini di fatturato che di numero di pezzi commercializzati, in costante ascesa esponenziale; si calcola che nel 2016 si supererà la psicologica soglia dei 1.000 miliardi di dollari del relativo giro d'affari generato nel mondo.

Di fronte ad un trend del genere sorge spontanea una domanda: cosa succederebbe al commercio convenzionale, quello cioè fatto di negozi, dalle minuscole botteghe di paese ai mastodontici centri commerciali metropolitani, se tutte le persone decidessero di comprare solo ed esclusivamente online?
Quello che a prima vista può sembrare un quesito solo provocatorio, stimola in realtà alcune considerazioni e valutazioni sul comportamento di miliardi di consumatori che, con le loro scelte, influenzano strategie di marketing a livello planetario, piuttosto che di conversione di interi cicli produttivi, o ancora di trasferimento di completi centri produttivi e fabbriche da un continente all'altro.


Il punto di forza del commercio online è stata la sinergia ottimale realizzata con logistica e trasporti: una fitta rete, sempre più capillare, di piccoli e medi trasportatori, che si appoggiano a magazzini ben organizzati e situati in prossimità dei più importanti snodi strategici di comunicazione stradale, ha permesso di razionalizzare il trasferimento di enormi masse di merci che raggiungono, in tempi ormai ragionevoli, per non dire sorprendenti, l'utilizzatore finale direttamente nel luogo in cui abita o lavora; senza considerare che alcune merci (si pensi ai libri in formato elettronico) o servizi (è il caso della stipula di assicurazioni online) non necessitano di spostamenti 'fisici' nello spazio, per cui la loro acquisizione è pressoché immediata.

In realtà, di fronte a scenari che fanno ipotizzare un mondo sempre più cablato e concentrato, il commercio tradizionale non morirà, perché, di fatto, l'uomo, per sua natura, di fronte alla massificazione e globalizzazione, risponde sempre con atteggiamenti contro corrente e, in un certo senso, 'protettivi' della sua specificità ed originalità. In questo quadro si svilupperanno i cosiddetti mercati 'alternativi', che propongono approcci commerciali più rispettosi e attenti al rapporto umano, alla qualità naturale dei prodotti e alla tutela di una metodologia di vita meno frenetica ed ansiogena.



Questo è il motivo per il quale, magari sfruttando dal punto di vista pubblicitario, e non è assolutamente un paradosso, anche le reti virtuali di comunicazione (chat, social network, forum e quant'altro), stanno fiorendo piccoli negozi delocalizzati e specializzati, ad esempio, in vendite di articoli biologici, di manufatti artigianali, di oggetti non replicabili su larga scala e di cibi di alta qualità ma facilmente deperibili e quindi non trasportabili.

L'offerta 'alternativa' viene completata da un approccio che vede il consumatore finale come vero protagonista di uno stile complessivo di vita attento alle problematiche sociali e solidali, che prevedono cioè la preferenza per quei cicli produttivi più rispettosi delle popolazioni del mondo meno fortunate e, spesso, più intensamente ed incoscientemente sfruttate dalle grandi multinazionali internazionali.

Il consumatore del futuro non sarà quindi solo virtuale ed asettico, ma riuscirà a preservare la sua innata propensione alla socialità anche in campo commerciale?

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