È iniziata la guerra agli adBlocker e i colossi dell'ADV corrono ai ripari. Ce la faranno?

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Ad Blocker: bloccano davvero la pubblicità non desiderata?

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18/04/2016
adWords, SEM, Advertising, Web marketing

L'utente naviga indisturbato sul web, senza sapere che intorno a lui si sta giocando una battaglia milionaria fra gli Ad Blocker e gli inserzionisti pubblicitari. E lui, senza saperlo, è al centro di una disputa che coinvolge i colossi di Internet come Google e YouTube, gli editori dei giornali più importanti del globo, e persino i singoli programmatori informatici.

Gli adblocker funzionano?

All'utente interessa solo riuscire a bloccare la maggior parte della pubblicità invasiva che lo raggiunge durante la navigazione. Ignora che, ad ogni pubblicità che riesce a scansare, si scatena il classico effetto farfalla: un battito d'ali che, dall'altro lato del pianeta, genera un devastante terremoto. Il perché è presto detto: dietro ad un singolo pop-up pubblicitario, si cela un giro di milioni di dollari. Una quota di tutto rispetto, divisa fra web marketer, campagne Ads e professionisti dell'editoria che si mantengono con le pubblicità.

Il contestato ruolo degli Ad Blocker

Il problema è nato quando AdBlock ha sviluppato un plugin per browser in grado di bloccare sul nascere i pop-up invasivi e le pubblicità, andando ad intaccare un business che permette a molti di sbarcare il lunario, e ad altri di guadagnare cifre da capogiro. Una manna per l'utente, non più costretto a vedersi riempire di messaggi promozionali lo schermo del pc, ma anche un colpo al portafoglio notevole per tutti colori che quella pubblicità l'hanno pagata, per i mediatori come Google che la gestiscono, e per le testate giornalistiche che si auto-finanziano in questo modo. Gli Ad Blocker, dunque, riescono a svolgere il loro compito? La risposta è no. O almeno, non sempre.

La guerra dei colossi

Gli Ad Blocker sono riusciti a svolgere egregiamente il loro dovere, almeno fino a quando i colossi del web non si sono opposti con tutte le loro forze. In particolare Google che, oltre a gestire il noto motore di ricerca, basa la maggior parte dei suoi introiti sulle campagne AdWords pagate dai portali di tutto il mondo. Ed è stata proprio l'azienda di Mountain View a proibire l'installazione degli Ad Blocker sul browser Chrome: una strategia seguita a ruota da Yahoo Mail e da altre grandi aziende del web: come YouTube e alcune delle più importante testate online del calibro del Washington Post e della Bild, che impediscono l'accesso al sito a chiunque abbia deciso di installare un software per il blocco delle pubblicità.

La soluzione viene da Apple

Adblocker e Safari

Apple ha da sempre avuto qualche contesa contro Google, per semplici questioni di business. Una strategia che si sta allargando anche al campo dei browser e, soprattutto, della navigazione mobile. Se da un lato Google ha bloccato gli Ad Blocker, dall'altro Apple è intervenuta permettendone l'utilizzo con il suo browser Safari: utilizzando quest'ultimo, dunque, è possibile utilizzare gli Ad Blocker, eccezion fatta per i siti che non permettono l'accesso agli utenti che usano queste tipologie di software. Inoltre, chi utilizza un device mobile iOS ha anche la possibilità (sempre attraverso Safari) di attivare il Content Blocker: una sorta di Ad Blocker che funziona in modo leggermente diverso, bloccando alcune tipologie di contenuti, fra cui le pubblicità. La contesa fra Ad Blocker e colossi del web, dunque, è destinata a spostarsi anche nell'ambito della navigazione da Smartphone: un mercato in cui il giro d'affari delle pubblicità è davvero elevato.

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